Indici di composizione

Un primo sistema di analisi di bilancio per indici ha come punto di partenza l'esame dei c.d. indici di composizione, che esaminano, separatamente, gli impieghi e le fonti di finanziamento dello Stato patrimoniale, vale a dire le attività e le passività di tale documento di bilancio. Gli indici di composizione aiutano a leggere come sono impiegate le risorse (attivo) e come sono finanziate (passivo + patrimonio netto). Qui trovi definizioni, formule e interpretazione. Usa il sommario per navigare tra le sezioni.

Indici di composizione: impieghi e fonti

Indice di composizione degli impieghi

Struttura dell’attivo

Misura come l’azienda ha allocato il capitale tra immobilizzazioni e attivo circolante. È utile per capire se la struttura è “pesante” (molti investimenti fissi) o “leggera” (prevalenza di circolante).

Immobilizzazioni / Totale attivo

In genere valori più alti indicano maggiore intensità di capitale (investimenti duraturi), mentre valori più bassi suggeriscono una struttura più flessibile. Il confronto va fatto nel tempo e con imprese dello stesso settore.

Obiettivo dell’analisi degli indici di composizione

Con l’analisi degli indici di composizione si intende verificare se esiste:

  • una razionale correlazione tra fonti e impieghi;
  • un adeguato grado di indipendenza da terzi nel soddisfacimento del fabbisogno di capitali.

Il software per analisi di bilancio ANABIL prende in considerazione gli indici di composizione dello stato patrimoniale, analizzando in primo luogo gli indici di composizione degli impieghi e, successivamente, gli indici di composizione delle fonti.

Indici di composizione dell’attivo

Gli indici di composizione dell'attivo, noti anche come indici di struttura finanziaria o indici di liquidità, sono strumenti utilizzati nell'analisi finanziaria per valutare la composizione e la qualità dell'attivo di un'azienda. Questi indici forniscono informazioni importanti sulla solidità finanziaria e sulla capacità dell'azienda di far fronte ai suoi obblighi finanziari. Ecco alcuni degli indici di composizione dell'attivo più comuni:

  • Rapporto tra liquidità immediata e attivo corrente: Questo indice confronta la liquidità immediata (come il contante e le equivalenti di contante) con l'attivo corrente totale. Un valore elevato indica una maggiore disponibilità di risorse liquide rispetto agli altri asset, il che può essere positivo per far fronte a impegni finanziari imprevisti.
  • Rapporto tra attivo circolante e attivo totale: Questo indice esamina la proporzione dell'attivo corrente rispetto all'attivo totale. Un'alta percentuale può suggerire una maggiore liquidità, mentre una bassa percentuale può indicare una maggiore dipendenza da asset meno liquidi come investimenti a lungo termine.
  • Rapporto tra attivo fisso e attivo totale: Questo indice indica la proporzione dell'attivo fisso (come terreni, fabbricati, attrezzature) rispetto all'attivo totale. Può aiutare a valutare quanto l'azienda sia investita in attività a lungo termine rispetto a quelle a breve termine.
  • Rapporto tra attivo circolante e passivo corrente: Questo indice mette in relazione l'attivo corrente con il passivo corrente. Un rapporto superiore a 1 indica che l'azienda ha abbastanza attività correnti per coprire i suoi debiti correnti, il che è spesso visto come un segno di stabilità finanziaria.
  • Rapporto tra attivo netto e attivo totale: Questo indice calcola la proporzione dell'attivo netto (attivo totale meno passivo totale) rispetto all'attivo totale. Un valore più alto suggerisce una maggiore solidità finanziaria, mentre un valore più basso può indicare una maggiore leva finanziaria.

Questi sono solo alcuni esempi di indici di composizione dell'attivo utilizzati nell'analisi finanziaria. Gli analisti finanziari utilizzano tali indici per valutare la stabilità finanziaria, la liquidità e la gestione dell'attivo di un'azienda, e per prendere decisioni informate sugli investimenti o sul finanziamento.

Nota: È importante notare che l'interpretazione di questi indici può variare a seconda dell'industria e del contesto specifico di un'azienda.

Indice di rigidità

L’indice di rigidità è una metrica finanziaria utilizzata per valutare la solidità finanziaria di un'azienda e la sua capacità di far fronte ai propri obblighi finanziari. Questo indice è particolarmente utile per investitori, creditori e per la stessa azienda, in quanto consente di comprendere il grado di rischio finanziario associato alle sue operazioni.

Per spiegare in modo concreto questo indice di composizione degli impieghi, si faccia riferimento a un esempio numerico tratto da uno stato patrimoniale riclassificato sintetico.

Esempio di calcolo dell’indice di rigidità su stato patrimoniale riclassificato
Esempio di calcolo dell’indice di rigidità su uno stato patrimoniale riclassificato

Nell’esempio sopra riportato, rapportando le immobilizzazioni al totale del capitale investito, l’indice di rigidità assume un valore pari al 55%. Ciò significa che le immobilizzazioni “pesano” per il 55% rispetto al totale del capitale investito, evidenziando una struttura patrimoniale relativamente rigida.

Grado di elasticità

Il grado di elasticità si misura, invece, rapportando l'attivo circolante con il totale del capitale investito, che, riportando l'esempio di cui sopra, è pari al 46%.

Esempio di calcolo del grado di elasticità su stato patrimoniale riclassificato
Esempio di calcolo del grado di elasticità su uno stato patrimoniale riclassificato

I due indici di composizione degli impieghi sono tra loro complementari ed esprimono il peso degli impieghi, rispettivamente a lungo e a breve ciclo di recupero, rispetto al totale del capitale investito.

Nota interpretativa: Il giudizio sul grado di elasticità o di rigidità del capitale investito è fortemente condizionato dalle specifiche caratteristiche strutturali dell'azienda. Si pensi alle aziende industriali, per cui un indice di rigidità elevato rappresenta una condizione assolutamente fisiologica per poter operare in condizioni di equilibrio economico.

Il software per analisi di bilancio ANABIL non si limita a spiegare e a calcolare questi due indici, ma estende l'esame delle incidenze percentuali delle varie classi che compongono il capitale investito: immobilizzazioni immateriali e materiali, quelle finanziarie e patrimoniali, magazzino, liquidità differite e immediate.

In verità il maggior grado di dettaglio di questi indici di composizione degli impieghi agevola senza dubbio l'analista nel comprendere le cause di rigidità o elasticità del capitale investito aziendale e la loro evoluzione nel corso del periodo oggetto dell'analisi di bilancio.

Può essere anche utile confrontare i valori del quoziente di rigidità e del quoziente di elasticità degli impieghi con quelli di imprese operanti nello stesso settore di attività (confronto nello spazio).

Indici di composizione delle fonti

Dopo aver esaminato gli indici di composizione degli impieghi, il passo successivo è quello di analizzare gli indici di composizione delle fonti, che consentono di verificare il grado di dipendenza finanziaria dalle fonti di finanziamento esterne, valutando il livello di indebitamento e il grado di elasticità o rigidità dei finanziamenti in funzione della loro durata.

L’elasticità dei finanziamenti analizza il capitale acquisito, valutando il peso relativo di:

  • patrimonio netto;
  • passività consolidate;
  • passività correnti.

L’analisi del capitale acquisito può essere ulteriormente approfondita mediante la valutazione delle categorie aggregate delle fonti, esaminate in base alla loro esigibilità o alla loro origine, analizzando:

  • il capitale permanente (somma tra patrimonio netto e passività consolidate), da confrontare con il peso delle passività correnti;
  • il capitale di terzi (somma tra passività consolidate e passività correnti), da confrontare con il patrimonio netto.

L’analisi della struttura delle fonti è quindi finalizzata, da un lato, a individuare la relazione tra capitale proprio e capitale di terzi e, dall’altro, costituisce una fase preliminare per l’analisi della situazione finanziaria, che andrà a porre in relazione la durata delle fonti con la durata degli investimenti.

Si esamini nella figura seguente la composizione delle fonti di due aziende:

Composizione delle fonti di finanziamento di due aziende
Confronto della composizione delle fonti di finanziamento tra due aziende

Risulta evidente la diversa situazione strutturale delle fonti di finanziamento delle due aziende: l’azienda A presenta un forte peso dell’indebitamento e, di conseguenza, una minore autonomia finanziaria rispetto all’azienda B.

L’informazione relativa al grado di indebitamento del capitale di finanziamento si rileva dal calcolo di due indicatori, espressi in percentuale e quindi compresi nell’intervallo 0–100%:

  • Indice di autonomia finanziaria
  • Indice di dipendenza finanziaria

Per comprendere il calcolo di tali indici si faccia riferimento all’esempio dello stato patrimoniale riclassificato sintetico riportato di seguito.

Esempio di calcolo dell’indice di autonomia finanziaria
Esempio di calcolo degli indici di autonomia e dipendenza finanziaria

Indice di autonomia finanziaria

L’indice di autonomia finanziaria è costituito dal rapporto tra il capitale proprio e il capitale di finanziamento. Nell’esempio riportato tale rapporto è pari a 2,14, che espresso in termini percentuali indica che i mezzi propri hanno un “peso” pari al 47% del capitale di finanziamento.

L’indice di autonomia finanziaria evidenzia quindi il peso del capitale proprio nel finanziamento degli investimenti aziendali. Il grado di autonomia è tanto maggiore quanto più l’indice risulta prossimo all’unità, segnalando una minore dipendenza da fonti di finanziamento esterne.

Esempio di calcolo dell’indice di autonomia finanziaria
Rappresentazione grafica dell’indice di autonomia finanziaria su stato patrimoniale riclassificato

Indice di dipendenza finanziaria

Con riferimento al secondo quoziente di composizione delle fonti, l’indice di dipendenza finanziaria, è bene ricordare che le immobilizzazioni possono essere finanziate in due modalità differenti, ossia tramite:

  • mezzi propri
  • mezzi di terzi

I mezzi propri sono rappresentativi del capitale di rischio, mentre i mezzi di terzi sono espressivi del capitale di credito.

La valutazione del peso percentuale di tali aggregati sul totale del capitale finanziato agevola l’analista nella formulazione di un giudizio sul grado di dipendenza dell’azienda da fonti di finanziamento esterno.

Il software ANABIL non solo calcola l’indice di autonomia finanziaria indicando anche una scala di valori per cui il suo risultato deve essere valutato dall’analista, ma calcola anche l’indice di dipendenza finanziaria, che serve per misurare il “peso” del capitale di credito rispetto al capitale finanziato complessivo.

Esempio di calcolo dell’indice di dipendenza finanziaria
Esempio di calcolo dell’indice di dipendenza finanziaria su stato patrimoniale riclassificato

Riprendendo i valori numerici dell’esempio dello stato patrimoniale riclassificato sintetico, il quoziente indica un valore pari al 54% del capitale finanziato, che nel caso specifico denota una struttura finanziaria con tendenza allo squilibrio.

Chiave di lettura (valori in %)

  • Buona per valori fino al 30%
  • Sufficiente per valori dal 31% al 50%
  • Tendenza allo squilibrio per valori dal 51% al 66%
  • Squilibrata per valori maggiori del 66%

Il software di analisi di bilancio ANABIL esamina nel report il secondo quoziente, indice di dipendenza finanziaria, fornendo anche una chiave di lettura che permette all’analista di valutare se l’azienda possiede una struttura finanziaria valida o squilibrata.

Report ANABIL: interpretazione dell’indice di dipendenza finanziaria
Esempio di report: lettura dell’indice di dipendenza finanziaria

Indice di indebitamento

Indici di composizione delle fonti: rapporto tra capitale di terzi e capitale investito

Proseguendo nell’esame degli indici di composizione delle fonti, assume importanza soffermarsi su altri due quozienti: l’indice di indebitamento e il grado di indebitamento.

L’indice di indebitamento evidenzia in quale percentuale i mezzi di terzi (ossia la somma delle passività correnti e delle passività consolidate) finanziano il capitale investito nell’azienda.

Se un’azienda ha un elevato rapporto tra indebitamento e capitale proprio, si può essere ragionevolmente preoccupati circa la sua capacità di pagare regolarmente i propri debiti.

Per approfondire questo aspetto, nel report di ANABIL viene esaminato anche il tasso di copertura degli interessi, costituito dal risultato operativo diviso per la misura degli oneri finanziari netti. Un elevato reddito operativo consente all’azienda “piena di debiti” di adempiere regolarmente alle sue obbligazioni.

Tasso di copertura degli interessi
Esempio di report: tasso di copertura degli interessi

Una successiva verifica può essere fatta calcolando anche il rapporto tra passività consolidate e passività correnti, con il cosiddetto quoziente di consolidamento del passivo.

Grado di indebitamento

Leverage finanziario: capitale di terzi / capitale proprio

Il passo successivo è verificare il grado di indebitamento, approfondendo la dipendenza da terzi con un ulteriore rapporto che esprime il grado di indebitamento globale, costituito dal rapporto tra capitale di terzi e capitale proprio.

Questo quoziente è conosciuto anche con il nome di leverage finanziario. L’indebitamento globale esprime dunque il rapporto tra debiti complessivi e mezzi propri.

Nel report indici, il software per analisi di bilancio ANABIL dedica una pagina specifica al quoziente leverage finanziario, presentando anche una tabella di chiave di lettura.

L’indicatore DEBITO / CAPITALE PROPRIO è uno dei criteri di valutazione più importanti nella finanza aziendale. Pur essendo utilizzato diffusamente, può presentarsi con nomi diversi e con metodi differenti di calcolo. Lo scopo di questo indice è misurare l’insieme delle fonti di finanziamento scaturenti dallo stato patrimoniale e confrontarle con i finanziamenti provenienti dai proprietari.

Nella prassi si trova anche l’indicatore del grado di indebitamento strutturale, dato dal rapporto tra i soli debiti di finanziamento e il capitale proprio, che permette di apprezzare l’incidenza dei debiti contratti per far fronte alle necessità finanziarie sia di breve sia di lungo periodo.

Leverage finanziario: grado di indebitamento
Esempio di report: leverage finanziario (grado di indebitamento)

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Tabelle riassuntive

Sintesi degli schemi di riferimento per l’analisi degli indici di composizione

Per agevolare la comprensione e il confronto tra i diversi indicatori di composizione degli impieghi e delle fonti, è utile fare riferimento a uno stato patrimoniale riclassificato sintetico, che consente di individuare con chiarezza le principali aggregazioni utilizzate nel calcolo degli indici.

La tabella seguente rappresenta uno schema riepilogativo dello stato patrimoniale riclassificato, utile come base di riferimento per il calcolo degli indici di rigidità, elasticità, autonomia finanziaria, dipendenza finanziaria e indebitamento.

Stato patrimoniale riclassificato sintetico
Stato patrimoniale riclassificato sintetico: schema di riferimento per il calcolo degli indici
Indicatore Formula Interpretazione
Indice di autonomia finanziaria Mezzi propri / Capitale di finanziamento Maggiore è, migliore è l’autonomia
Indice di dipendenza finanziaria Capitale di terzi / Capitale di finanziamento Maggiore è, maggiore è la dipendenza
Leverage finanziario Capitale di terzi / Capitale proprio Misura l’indebitamento globale

L’utilizzo di schemi sintetici e omogenei permette all’analista di effettuare confronti nel tempo e nello spazio, migliorando la qualità dell’interpretazione dei dati di bilancio e riducendo il rischio di valutazioni distorte.

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