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Utile vs liquidità?

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Un famoso economista si trovava al pub con alcuni colleghi. Gli chiesero: ‘Cosa è meglio che un’azienda produca utile o liquidità?’ ‘Liquidità perché con l’utile non posso pagare la birra!’.

Questo aneddoto mi torna in mente ogni volta che incontro un titolare di azienda che si lamenta di pagare molte tasse ma non avere mai denaro in banca.

Le aziende si accorgono dei loro problemi quando hanno difficoltà finanziarie e chiudono quando non sono in grado di pagare i fornitori. Nonostante questo spesso si limitano a controllare fatturato ed utile e trascurano completamente la variabile finanziaria.

E’ vero che il flusso di cassa (non è altro che la differenza tra entrate ed uscite di denaro) è condizionato da molte più variabili ma questo non giustifica una totale rinuncia a qualsiasi attività di programmazione e controllo.

Cerchiamo quindi innanzitutto di capire quali semplici ragionamenti fare per un controllo della situazione finanziaria della vostra azienda e poi prossimamente vedremo come programmare e controllare un flusso di cassa.

Prendete lo stato patrimoniale del bilancio e guardatelo da un punto di vista nuovo. Le attività (immobilizzazioni materiali e immateriali, rimanenze e crediti ) sono impieghi di risorse finanziarie mentre le passività (capitale proprio e debiti) sono fonti di risorse finanziarie. L’attivo ed il passivo devono essere uguali quindi se aumentano gli impieghi occorre trovare le fonti necessarie.

Le immobilizzazioni, come dice il termine, sono impieghi di risorse che hanno durata pluriennale e quindi necessitano di fonti finanziarie anche esse di durata pluriennale.

E’ infatti buona regola ricercare un’armonizzazione tra le scadenze degli impieghi e delle fonti di risorse finanziarie per evitare il rischio di squilibri anche temporanei. Le fonti di durata pluriennale sono principalmente il capitale proprio e i finanziamenti a medio/lungo termine.

Primo controllo: le immobilizzazioni devono essere finanziate da fonti di durata pluriennale. Fate il rapporto tra capitale proprio+finanziamenti a medio lungo termine e immobilizzazioni. Il valore dovrebbe tendere ad 1. Se è inferiore vuole dire che state finanziando impieghi di durata pluriennale con fonti a breve termine e siete esposti al rischio del venir meno di queste fonti. Se è superiore è comunque positivo e vedremo in seguito il motivo.

Esistono poi altre due voci principali nell’attivo di bilancio che sono i crediti (in particolare quelli verso clienti) e le rimanenze di magazzino (comprensive dei lavori in corso). La somma di queste due voci viene chiamata dagli economisti capitale circolante operativo in quanto si tratta di quegli impieghi di risorse che l’azienda deve sostenere per poter svolgere i propri processi ripetitivi (circolante) di acquisto-produzionevendita (operativo) attraverso i quali cerca di raggiungere il proprio fine economico.

In questa nuova ottica è facile concludere che occorre porsi l’obiettivo di svolgere la propria attività con minor impiego di rimanenze di magazzino e crediti per poter ridurre la necessità di fonti finanziarie e liberare liquidità.

Per finanziare il capitale circolante operativo viene innanzitutto utilizzato il debito di fornitura vale a dire le dilazioni di pagamento ottenute dai fornitori. Tuttavia normalmente tale fonte finanziaria non è sufficiente.

Ritornando al rapporto visto in precedenza (capitale proprio+finanziamenti a medio termine/immobilizzazioni), se è superiore ad 1 vuole dire che state utilizzando capitale proprio o finanziamenti a medio termine per il capitale circolante operativo, situazione comunque positiva perché riduce il rischio connesso al venir meno di fonti finanziarie a breve termine.

Infatti se il capitale circolante operativo non risulta interamente finanziato dai debiti operativi (verso fornitori, dipendenti, ecc.) e dalle fonti a medio/ lungo termine dovete ricorrere al finanziamento bancario a breve termine (scoperto di conto corrente, anticipo su fatture, ecc.) che rappresenta la fonte finanziaria a maggior rischio e più onerosa.

E’ il venir meno o la difficoltà di reperire tali risorse a generare le difficoltà finanziarie che se non risolte portano alla cessazione dell’attività.

Quindi il secondo controllo che dovete fare è che il capitale circolante operativo netto (crediti + giacenze di magazzino – debiti) sia più basso possibile e non cresca in rapporto al fatturato.

Infatti è evidente che l’aumento del fatturato determina un aumento fisiologico del capitale circolante operativo netto anche a parità di termini di incasso e pagamento, per cui si usa rapportarlo al fatturato e controllare l’andamento della sua incidenza percentuale.

E’ evidente che se tale rapporto (circolante operativo netto/fatturato) aumenta o sono cambiati i termini di incasso e pagamento o state impiegando più magazzino per fare lo stesso giro d’affari. In entrambi i casi si tratta di un sintomo preoccupante da un punto di vista finanziario.

Un altro controllo che dovete effettuare riguarda il quoziente di indebitamento vale a dire il rapporto tra il totale dei debiti (di qualsiasi natura sia operativi sia finanziari) ed il capitale proprio. Tale rapporto dovrebbe tendere a diminuire come indice di progressiva capitalizzazione dell’azienda e non risultare troppo elevato anche se, come per il circolante operativo netto, non è possibile definire a priori una percentuale.

Concludendo sono condizioni minime di equilibrio finanziario che:
- le immobilizzazioni siano finanziate con fonti durevoli (capitale proprio e finanziamenti a medio lungo termine)
- il circolante operativo netto (crediti+rimanenze di magazzino-debiti) sia più basso possibile e in rapporto al fatturato tenda a diminuire nel tempo
- Il capitale proprio sia una frazione accettabile del totale delle fonti finanziarie e tenda a crescere nel tempo

Naturalmente una situazione attuale di equilibrio finanziario accettabile non è garanzia della capacità dell’azienda di far fronte ai suoi impegni finanziari (rimborso finanziamenti, pagamenti ai fornitori, ecc.) occorre pertanto affiancare ad una prima analisi statica una analisi dinamica attraverso la programmazione ed il controllo dei flussi di cassa